Misselthwaite Manor

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Benvenuti a Misselthwaite Manor, una storia in ogni stanza.

Buon Natale, Jean-Claude!

Uffa. Nina sembra proprio essersi dimenticata di me, in questi giorni. E’ vero, adesso che ha più di un anno passa sempre meno tempo nella culla, ha iniziato a parlottare e cammina da sola: tante novità tutte insieme per lei, ma anche per me che non ho mai visto crescere un umano. Questa storia del Natale, però, sta guastando tutto.

Qualche settimana fa Mamma e Papà hanno iniziato a correre di qua e di là a comprare regali, a incartare pacchetti e pacchettini; una domenica pomeriggio, quando pioveva e non si poteva uscire, hanno decorato la casa con fiocchi rossi e dorati e costruito un grande modellino di cartone di una città con dentro delle statuine: lo chiamano “presepe”, è uno dei tanti misteri della festa del Natale. Io, in effetti, non ho esattamente capito cosa sia il Natale: lo scorso anno, il primo Natale di Nina, c’era una gran confusione e lei era piccolissima, quindi passava la maggior parte del tempo nella carrozzina; io dovevo concentrarmi a vegliarla, mica potevo distrarmi.

Quest’anno, invece, sono confinato sul divano sotto un mucchio di cuscini, mentre Nina gironzola per casa guardando incantata lucette e coccarde colorate. Fra le novità c’è l’arrivo di un altro umano con la barba che si chiama Zio e pare venga da molto lontano. Lui e Nina sono diventati subito amici: appena è arrivato a casa, Nina lo ha trascinato sul tappeto e hanno giocato tutto il pomeriggio con alcune marionette di stoffa che ha portato lui; fra di loro c’è una tigre molto spiritosa che ride sempre e racconta un sacco di barzellette – peccato per la lingua, non capisco una parola di quello che dice, però sembra divertente, quindi rido anche io con lei. Ha fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui, questa sarà la sua nuova casa e non voglio che si senta sola; in fondo, possiamo essere amici anche se non ci capiamo: come la mia piccola, che non riesce ancora a pronunciare la z per chiamare lo zio, ma da lui si fa capire benissimo e gli fa il solletico e gli occhi dolci.

Oltre alle marionette, Nina ha ricevuto in regalo da amici e parenti tanti nuovi giocattoli, che hanno riempito la sacca, spingendomi sempre più sul fondo dove non si vede e non si sente niente (e manca anche un po’ l’aria: fra le marionette c’è anche un elefante puzzone). Sono tutti così belli, nuovi fiammanti, hanno luci, colori, suoni, si montano e si smontano, mentre io non parlo nemmeno. Sono sicura che se ne è accorta anche Nina, che infatti non gioca più con me e non mi ha portato a conoscere i suoi nuovi amici. Il Natale, a quanto dicono gli altri umani, è un momento di felicità, ma questa vacanza è stata un po’ triste per me, tutto il tempo chiuso in quella sacca, lontano da Nina non so proprio che fare.

L’ultimo giorno, però, la Mamma ha svuotato la sacca rovesciando tutti i pupazzi a terra; appena mi ha visto Nina mi ha afferrato la zampa e mi ha abbracciato forte forte. Allora non si era dimenticata di me! Poi mi ha preso per le gambe e mi ha tirato su per mettermi sulle spalle, come fa il Papà con lei: in quel momento la felicità del Natale è arrivata anche per me, perchè la mia Nina che ha trovato il suo modo per dirmi “Buon Natale, Jean-Claude!”.

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Questo blog è uno spazio di scrittura per me e di lettura per voi, ritagliato fra le cose da fare, le liste della spesa, le chiavi perdute: dieci minuti per scrivere, dieci minuti per leggere, dieci minuti per sbirciare nella serratura di porte sempre nuove ed entrare anche solo per poco nelle storie di altri. Per saperne di più, fate un salto qui: Del perchè ho aperto questo blog.

Io sono Pervinca, immaginatemi pure con i fiori fra i capelli e uno strano e anacronistico vestito a pois con le maniche a sbuffo, gli occhiali grandi e un taccuino sempre in mano. E gli occhi spalancati a guardare il mondo.

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